Motori: un weekend da impazzire, F1 Montecarlo, Indy 500, super aste, auto...

Motori: un weekend da impazzire, F1 Montecarlo, Indy 500, super aste, auto storiche

377
0
CONDIVIDI

21 maggio 2001 l'ultima vittoria Ferrari a Montecarlo con Michael Schumacher

21 maggio 2001 l’ultima vittoria Ferrari a Montecarlo con Michael Schumacher

Per gli appassionati di auto, quello che sta per incominciare, sarà  un weekend davvero goloso:
  • Gp di Montecarlo, il più lento che c’è
  • 500 Miglia di Indy, la più veloce che c’è
  • Concorso di eleganza a Villa d’Este
  • Super Asta Sothebys a Cernobbio (catalogo)

Da domani si entrerà nel vivo a Montecarlo, la gara più lenta dell’anno, un appuntamento che la Ferrari fallisce dai tempi di Schumacher (2001) e che la Mercedes ha invece conquistato negli ultimi 4 anni (tre con Nico e nel 2016 con Hamilton). La sfida riparte con la Mercedes che conduce 3-2, ma con la Ferrari che gara dopo gara ha preso la consapevolezza nella sua forza e sa di poter lottare per il titolo anche adesso che la Mercedes ha messo in macchina le prime (grandi) evoluzioni alla sua monoposto.

La Mercedes da 8 milioni

La Mercedes da 8 milioni

Ferrari contro Mercedes è anche il motivo dell’asta RmSotheby’s di sabato a Villa Erba. Con 15 Ferrari in vendita (la regina sarà una LaFerrari con soli 201 km di vita valutata tra i 2,750 e i 3,2 milioni di euro), ma una Mercedes a fare la parte del leone. Una Mercedes Benz 680 S Torpedo Sport Avant-garde del 1928, conservata in modo splendido (nel 2012 ha trionfato a Pebble Beach) e valutata tra i 6,5 e gli 8 milioni di euro. Anche se in catalogo c’è una Talbot Lago T150-CSs del 1937, una di quelle a goccia d’acqua, che in quanto ad eleganza potrebbe non avere rivali (valutazione tra 3,2 e 3,8 milioni )

Indy 500, Alonso è già nella storia

Nando, 5° in griglia a Indy da rookie, eguaglia il record di Clark del 1963

Nessun vincitore di Gran Premio nei 106 anni di storia della Indy 500 ha fatto meglio di Alonso, al debutto in qualifica. E solo il divino Jim Clark, nel lontano 1963, a bordo della Lotus di Chapman, era stato capace di piazzarsi come Nando domenica scorsa, quinto in griglia alla Indy 500 del battesimo del fuoco.

In fondo c’è solo una cosa che accomuna un campione deluso a un rapitore spietato: la voglia di riscatto. E domenica pomeriggio a Indianapolis, quando in Italia era quasi mezzanotte, Fernando Alonso Díaz s’è riscattato.
Dimostrando all’establishment delle corse Usa e al mondo intero del Motorsport una volta di più classe grandiosa, spina dorsale al titanio, sangue freddo e immenso coraggio, scrivendo una pagina indelebile di storia dell’automobilismo.

Sì, Nando domenica prossima scatterà quinto in griglia di partenza. Dopo quattro giri di qualificazione in cui è andato all’attacco, ha spinto senza risparmiare nulla, unico rookie dell’edizione in corso a essersi guadagnato sul campo il diritto a sfrecciare nell’elite dei fast 9, l’equivalente alla Q3 della F.1.

Fino a 19 giorni fa lo spagnolo degli ovali sapeva solo che era bene non girare a destra. Ora, dopo un’intensissima metà maggio di full immersion sul catino di Indy, è in grado di galleggiare sereno all’interno della top five del pianeta, nell’infernale sistema del quadrigiro medio.

Laddove la differenza tra prodezza e disastro è nei millimetri che regala la sorte, come dimostrato da Hildebrand, il quale in qualifica ha sfiorato il muro lasciando una sinistra virgola nera in campo bianco, ma uscendone indenne d’un soffio.

Cosa che non era successa il giorno prima all’ultraveloce Seb Bourdais, a muro a oltre 370 km all’ora alla curva 2, con tanto di ribaltamento e apparente polverizzazione della sua Dallara, ma sostanziale resistenza della cellula di sicurezza, che gli ha risparmiato la pelle. Facendolo uscire malconcio con fratture a un’anca e al bacino, tuttavia vivo. Salvo. Pronto a ricordare a tutti noi, Fernando compreso, che a Indy più che altrove un pilota rischia in un pugno d’ore di cambiare la sua vita ma anche di rovinarsela.

Lui, invece, più semplicemente, ha ridato lustro alla carriera – ammosciata dal flop Honda sulle Mclaren della F.1 turboibrida – appunto eguagliando Clark e entrando nella storia già a fine qualificazioni. In fondo, tra i grandi della F.1 a Indy, Nelson Piquet cominciò sbriciolandosi le gambe, nel 1992, Graham Hill nel 1963 subì l’umiliazione della mancata qualificazione, così come era successo al grande Achille Varzi nel 1946 e al primo iridato della F.1 Nino Farina, addirittura due volte nel 1956-1957 e Pedro Rodriguez nel 1963, nonché a Johnny Herberth nel 2002. Juan-Manuel Fangio e Tazio Nuvolari fiutata l’aria ritirarono l’iscrizione, tali e quali a Bruce McLaren nel 1968: ovviamente Nuvolari e Varzi erano vincitori di Gp ma mai piloti della F.1 vera e propria, che iniziò la sua parabola dopo la fine delle loro carriere al top. Stewart nel 1966 fu 11°, Ascari nel 1952 fu 19°, nel 1967 i rookie Rindt 32° e Hulme 24°, nel 1961 Jack Brabham fu 13°, nel 1977 Clay Regazzoni 29°, nel 1984 Emerson Fittipaldi si battezzò anonimo 23° in griglia, nel 1996 Alboreto era 12°. Quanto a Montoya e Villeneuve, non sono compresi nella statistica, perché hanno debuttato a Indy prima di esordire in F.1. Quindi non possono essere considerati affermati campioni di F.1 al primo hurrà nell’evento re dell’Indycar, ma viceversa. Per completare l’analisi, Alesi nel 2012 scattò 33° e ultimo mentre Barrichello in qualifica andò bene piazzandosi ottimo 10°. Inoltre nell’era quasi contemporanea lode e merito vanno a Nigel Mansell per il debutto da ottavo in griglia di partenza nell’edizione 1993, quando in gara fu gran terzo, sfiorando il clamoroso successo.

E se Alonso eguagliando il piazzamento di Clark in prova è stato il più bravo di tutti – fatto salvo Jim -, ora davanti a sé l’asturiano ha i modelli dello scozzese, che in gara fu gran secondo e soprattutto di Graham Hill, il quale debuttò al secondo tentativo nel 1966, riuscendo clamorosamente a vincere la classicissima dell’Indiana da rookie.

Ecco, a proposito. Adesso ciò che Nando potrà combinare domenica 28 maggio nella 500 Miglia è uno dei motivi che rendono il prossimo weekend forse il più emozionante e intenso nella storia recente dell’automobilismo, con Monaco F.1 e Indy mai così al calor bianco e dall’esito indecifrabile.

Una cosa però fin da ora è chiarissima. Fernando Alonso Diàz sullo speedway più affascinante e terribile del mondo ha una corsa ancora da disputare, ma la sfida alla Indy 500 l’ha già vinta. Comunque vada, vaya con Dios, campeòn.

Voce: corriere dello sport

A Villa d’Este le auto più belle del mondo

Le auto gioiello esposte a Villa d'Este

Le auto gioiello esposte nel giardino del Grand Hotel Villa d’Este a Cernobbio

Si avvicina uno dei momento più eleganti dell’anno per quanto riguarda il mondo dell’auto. Il Concorso di eleganza di Villa d’Este. Dal 1929 è un appuntamento imperdibile per chi ama le auto storiche, quelle che ancora oggi servono come fonte di ispirazione per i grandi modelli di oggi.

L’edizione 2017 è in programma nel fine settimana del 26 maggio, il 27 nei giardini del Grand Hotel  Villa d’Este a Cernobbio,  il 28 in quelli di Villa Erba dove saranno esposte anche le moto e dove sabato sera andrà in scena una super asta condotta da Sotheby’s  con una serie di straordinarie chicche a cominciare da una La Ferrari praticamente nuova.

Il motto del Classic Weekend di quest’anno è “Around the World in 80 Days –  voyage through an Era of Records” e si ispira all’epoca del 19° secolo, quando il mondo stava diventando sempre più dinamico. Prima che fosse inventata l’automobile, i primi avventurieri avevano già concluso con successo il giro del mondo con altri mezzi di trasporto, come il treno e la nave a vapore.

I modelli in gara rappresentano tutto il panorama motoristico. Ci sono auto con motore a un cilindro e auto spinte da 12 cilindri… si passa da 1,5 a 450 CV. Il super motore è un Rolls-Royce Phantom I, con  7668 cc.

Le auto in gara saranno 51, in arrivo da 16 Paesi. I collezionisti più numerosi sono gli statunitensi  (12) . I marchi presenti saranno 30, di sette Paesi diversi. L’Italia, con i suoi marchi storici e attuali è ben rappresentata e con la Ferrari rappresentata da 7 modelli.

Dal 1999 il Concorso è patrocinato da Bmw Classic. Il presidente di Bmw Italia, Sergio Solero, ci ha raccontato in questo video il legame della casa bavarese con il bello di queste auto:

Le otto classi di automobili in concorso (così come sono descritte dagli organizzatori)

 Classe A. “Demoni della velocità: pionieri dell’endurance nell’Età dell’Oro”
Questa classe richiama i lunghi percorsi della Gordon-Bennett-Cup, la classica Parigi-Rouen o la 24 Ore di Le Mans. Questa classe vede competere, tra l’altro, due auto da corsa che già nel 1930 si erano confrontate in occasione della leggendaria gara inglese Brooklands in Weybridge, Surrey: la francese Ballot 3/8 LC del 1920 e la Bentley 4 ½ litri del 1929.

Classe B. “Viaggiare con stile: il giro del mondo in 40 anni”
Automobili lussuose e opulente del periodo prebellico competono per conquistare il voto dei giurati. Nel rispetto dello stile dell’epoca questi candidati non solo possono, ma devono sfoggiare lo stile più decadente possibile.

 Classe C. “Arrivederci jazz, benvenuta radio: a tutta velocità negli anni Trenta
Il 1932 ha segnato il trionfo dell’autoradio. Melodie ritmiche incitavano a premere sull’acceleratore. Questa classe dimostra quanto fu diversa la risposta dei produttori: dai cambi di velocità multipli alle linee aerodinamiche fino ai motori a compressione, tutti rappresentati in questa categoria.

 Classe D. “Più veloci, silenziose, affusolate: eroine nell’era del jet”
Questa classe esibisce splendide auto sportive degli anni successivi al 1945. La loro unicità non nasce solo da un motore ad alte prestazioni, ma anche da carrozzerie realizzate su misura.

Classe E. “Il Grand Tour continua: i successivi 40 anni”
Dopo il 1945, grandi vetture di lusso sono tornate a sfrecciare sulle nostre strade. Anche per la categoria lusso sono stati realizzati numerosi modelli speciali e pezzi unici.

Classe F. “Veloci e appariscenti: i giocattoli dei playboy”
È l’epoca dei bolidi dell’alta società: vetture non solo pratiche, ma anche straordinariamente belle. Auto da corsa omologate per viaggiare su strada o un modello Le Mans, con cui una volta  giovani e attraenti viveur passavano da un night club all’altro.

Classe G. “Supergioiello: i giocattolini dei big boy
Le concorrenti di questa classe dimostrano che l’esclusività di un’auto sportiva non dipende solo dal numero di cilindri, dalla cilindrata e dalla potenza: questa categoria sfoggia persino un due cilindri raffreddato ad aria, capace di entusiasmare. L’auto sportiva più comune di questa classe è stata prodotta 21 volte, quattro esemplari sono addirittura pezzi unici.

Motori.it

Ti è piaciuto l’articolo? Ricevi gratuitamente i nostri aggiornamenti


Lascia un commento

Inline
Inline