Concluso il G20, impegno comune per la crescita

Concluso il G20, impegno comune per la crescita

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HANGZHOU – Un’azione coordinata contro il protezionismo e un’intesa sull’ulteriore promozione del libero scambio per accelerare la crescita globale, in risposta ai timori generati dalla debolezza della domanda. Con la Cina disposta a ridurre l’export di acciaio senza però fissare tetti di riferimento. A questo proposito l’Ocse guiderà un forum specifico per studiare l’eccesso di produzione, così come richiesto dalla Commissione europea. In ogni caso il comunicato finale di un G20 che, politicamente, chiude con risultati marginali e si limita a dire che l’eccesso di capacità sul fronte dell’acciaio è un tema globale, non citando neppure Pechino.

Del contrasto al protezionismo, ha parlato Xi Jinping nella conferenza stampa finale del summit, peraltro priva della sessione di domande e risposte (e iniziata con oltre un’ora di ritardo). «Abbiamo deciso di sostenere il meccanismo degli scambi multilaterale e di opporci al protezionismo». Il presidente cinese non ha menzionato misure specifiche ma ha ribadito un concetto che ormai è un mantra: le sole politiche fiscali e monetarie non sono più in grado di rilanciare la crescita. Per questo sono stati adottati «principi guida» per gestire le politiche d’investimento. «È il primo schema del genere al mondo», ha aggiunto Xi, anche in questo caso senza fornire dettagli.

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Solo un mezzo passo in avanti, quindi. C’è ben poco oltre la facciata della ratifica anticipata dell’accordo di Parigi sul clima ad opera prima della Cina, seguita a a ruota da Pechino. Sabato scorso l’annuncio che sembrava aver messo le ali a questo vertice in Cina imperniato – per volere dei padroni di casa – soprattutto sulle riforme economiche globali. La minaccia dei missili della Corea del Nord, che ne ha lanciati tre balistici a media gittata nel mar del Giappone, non ha di certo disteso il clima. Di fatto Barack Obama e Vladimir Putin non sono riusciti a svoltare sulla Siria: il lungo faccia-a-faccia tra i due presidenti, a margine del vertice, non ha portato novità. La ragione – come ha spiegato lo stesso presidente americano –G20_Cina Nonostante ciò Obama ha detto che entrambi hanno invitato le diplomazie americana e russa a procedere. Anzi, Obama ha detto che «devono fare in tempi stretti, altrimenti i risultati non si vedranno facilmente, la Siria non è questione che possa essere sbrigata in tempi lunghi». Di positivo c’è che il presidente degli Stati Uniti ha invitato a riprendere la questione dell’Ucraina, ha detto che l’accordo sulla crisi tra Mosca e Kiev è arrivato a un punto morto ma che «bisogna risvegliarlo». Un colloquio lungo un’ora e mezza dopo il dietro front sulla conferenza congiunta di ieri (Kerry ha dovuto presentarsi da solo e per pochi minuti davanti ai giornalisti, seguito da un’orda di curiosi che l’hanno tampinato in sala stampa).g20-summitE sono tornati a galla i risentimenti sino-giapponesi: sui mari della Cina Xi Jinping ha invitato Abe a moderare e soppesare i toni. Eppure, le diplomazie in questo caso lottavano per un secondo incontro a quattr’occhi, dopo quello di due anni fa all’Apec. Infine, in un avviso comune i Paesi del G20 hanno stabilito di impegnarsi per una crescita condivisa e che favorisca l’innovazione e il benessere. Contro ogni tipo di concorrenza sleale sia con l’uso della moneta sia in altre forme e qui è nata l’idea di un forum mondiale per la cooperazione economica. Certamente la situazione specifica di molti Paesi, dalla Gran Bretagna della Brexit alla Turchia che sconta ancora le conseguenze di un fallito golpe, ha creato ulteriori problemi rendendo più complicata.
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